Caravaggio Indagine nella mente dell’assassino

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Il 28 maggio 1606 un duello degenerato nell’omicidio dell’antagonista, costringe Caravaggio a fuggire da Roma.

Nel 1592 un altro oscuro episodio omicida aveva visto il giovane Merisi arrivare a Roma transfuga da Milano. Geometricamente inscritta entro questi due fatti di sangue, si sviluppa la vicenda romana di Caravaggio, artista sommo e al contempo uomo di profonda, ordinaria umanità.

Esaminata da vicino con l’aiuto di una folla di nuovi documenti, esplorata con precisione nei soggetti della sua pittura «dal naturale», investigata nella filigrana più recondita dei particolari dei suoi quadri, la vita di Caravaggio si ricompone in una più coerente unitarietà.

Il filo della biografia non scorre solo all’ombra di committenti e protettori, cardinali e uomini di curia, ma in una trama convulsa di relazioni con artisti famosi e sconosciuti, con cortigiane e prostitute, uomini di spada e mezzani.

Sullo sfondo, una Roma divisa tra la fazione filospagnola – tradizionalista e conservatrice – e quella filofrancese – più innovatrice e trasgressiva -, percorsa da fermenti antidogmatici e da resistenze oltranziste, attraversata da continui scambi sociali tra strati alti e ceti bassi.

Al centro, le donne: modelle, cortigiane e prostitute, chiamate ad effigiare nei quadri una dimensione che pur essendo altamente simbolica, non rinuncia ad essere profondamente umana.

Così la Maddalena pentita prende le drammatiche sembianze di Annuccia, la cortigiana dolente sotto i colpi di frusta appena ricevuti.

Partecipe di queste luci e di queste ombre che incarnano il suo mondo più vero, il pittore Caravaggio non si farà scrupolo di difendere la propria arte, la propria reputazione e il proprio status con tutti i mezzi: fossero pure la bravata, lo scherno, la prevaricazione, l’omicidio

E poco importa se le sue gesta lo conducano ai margini della legalità, a frequentare bettole malfamate e a incrociare le lame con rivali più o meno nobili.

Il Caravaggio è un uomo del suo tempo, un tempo violento e passionale, dove l’onore si difende con il ferro e la giustizia è spesso una questione privata.

Un artista geniale, certo, ma anche un uomo tormentato, in fuga costante da se stesso e dai suoi demoni, che proietta sulla tela la sua stessa anima inquieta, fatta di contrasti e di una bellezza tanto sublime quanto fragile.

E se la sua pittura scandalizza i benpensanti e turba le coscienze, poco gli importa.

Lui è lì per squarciare il velo dell’ipocrisia, per mostrare la realtà senza filtri, per dare voce agli ultimi e agli emarginati, per far vibrare le corde più profonde dell’animo umano.

La sua arte è uno specchio fedele di un’epoca, un grido di ribellione contro le convenzioni, un’esplosione di luce e di tenebre che continua a risuonare attraverso i secoli.

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